Districatasi dalle lenzuola in cui si era aggrovigliata dopo una notte insonne, Adriana si era diretta verso il bagno con passo malfermo. Da qualche tempo non dormiva bene. Le nottate la riducevano a pezzi piccoli come le perle della collana di Giulia che aveva trovato al fondo di un cassetto dopo la sua morte. Mentre la
teneva aperta sul palmo della mano il filo, ormai vecchio e logoro, si era spezzato e le sfere si erano sparpagliate sul pavimento. Ne aveva perse la maggior parte e spesso si chiedeva in quali angusti anfratti polverosi si fossero annidate e quale direzione da allora avesse preso la loro vita sferica.
Quella mattina, mentre si guardava allo specchio, ne vide una: pallida e opaca, si era rintanata in una fessura dello zoccolo di legno che il tempo e l’usura avevano scollato.
Evidentemente non ci aveva mai fatto molta attenzione e la cosa la incuriosì. Ma dimenticò presto la faccenda,
relegandola nella soffitta della mente fino a che, qualche giorno dopo, ne trovò un’altra.