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La vita strappata di Guido Tieghi - Una storia della Resistenza

Massimo Novelli

Si chiamava Guido Tieghi, comunista, combattente partigiano in una Brigata Garibaldi e giocatore di calcio, nel ruolo di centravanti, della Pro Vercelli, del Grande Torino (dove vinse lo scudetto 1946-47), del Novara, del Livorno e della Reggiana. Una grande promessa del calcio. Avrebbe dovuto diventare l’erede di campioni come Silvio Piola e Guglielmo Gabetto, si diceva che fosse prossimo a vestire la maglia della Nazionale per i Mondiali del 1950. Le cose non andarono così.

Il 21 dicembre del 1948, a 23 anni, venne arrestato a Vercelli e accusato di avere preso parte all’uccisione di quattro persone, ex fascisti, avvenuta il 7 maggio del 1945. Rimase in carcere, senza processo, per oltre 15 mesi, fino a quando la magistratura torinese lo riconobbe innocente. Ma Tieghi, prostrato dalla detenzione nel fisico e nel morale, non riuscì più a riprendersi.

La sua vita era stata strappata.